I Bodhisattva dovranno diventare politici

Un'intervista via-fax a Ken Wilber; 15 luglio 1995

Frank Visser

Qual è, secondo te, lo stato dell'arte attuale negli studi transpersonali? È maturato il campo? Sta andando da qualche parte? È stagnante?

Nonostante sia ancora una disciplina relativamente recente, il campo del transpersonale è effettivamente maturato. Però devo confessare di aver pensato che fosse assolutamente stagnante per una decade più o meno. Era stato svolto del buon lavoro, con degli ottimi teorici che portavano avanti eccellenti studi, ma non v'era nulla di realmente nuovo o stimolante all'orizzonte, almeno così pareva a me. Credo che il problema consistesse nel fatto che il campo stava ancora alla ricerca di un modo per allargare il raggio d'azione della psicologia transpersonale. La psicologia transpersonale stava ancora nel processo di espansione all'interno degli studi transpersonali.

La questione è molto delicata, sai, perché dire "psicologia transpersonale" è quasi una contraddizione in termini. È come dire "personale transpersonale" o "psicologia trans-psicologia". Nelle tradizioni sapienziali è stata sempre fatta una distinzione tra psiche -- la mente individuale o sé -- e pneuma -- lo spirito trans-individuale. E la psicologia transpersonale è sempre stata nella delicata posizione di essere uno studio psico-logico di ciò che di fatto include la pneumo-logia, se capisci ciò che intendo dire.

Così molti di noi iniziarono a sentire che il vero nucleo della psicologia transpersonale andava al di là di quella che poteva essere tranquillamente chiamata psicologia e puntava invece verso discipline come la filosofia spirituale, l'ontologia, l'epistemologia -- tutte queste parole "metafisiche" che ora sono tanto disprezzate da quelli che si definiscono filosofi professionali.

Perciò vi era una forza che stava spingendo la psicologia transpersonale ad espandersi verso un campo più vasto di studi transpersonali.

Sì, è così. Infatti: lo studio della psicologia conduce inevitabilmente alla sociologia, la quale conduce inevitabilmente all'antropologia, la quale conduce alla filosofia. E allora, stranamente, questo porta alla politica.

Funziona così: una branca importante della psicologia è la psicoterapia. Tutti i tipi di psicoterapia partono dall'assunto che le persone sono infelici. La psicoterapia cerca di individuare la causa di questa infelicità nella mente umana (o nel comportamento umano). Qualcuno che ha una "malattia mentale" o una "nevrosi" o un "comportamento appreso disadattivo" -- comunque lo si voglia chiamare -- quella persona è "non bene adattata" alla realtà. Tutti concordano su questo.

Ma qual è la realtà? Come ha detto l'attrice comica Lily Tomlin, "Cos'è la realtà? Nient'altro che un'idea collettiva". In altre parole, quella che chiamiamo "realtà" non è in larga misura costruita socialmente? Come possiamo dire che qualcuno non è bene adattato senza sapere a cosa dovrebbe essere adattato? Come definire il "non adattamento" ad una società nazista? Non è un segno di salute mentale, anziché di malattia?

Così, all'improvviso, se vuoi definire la "malattia mentale", devi definire cos'è una società "sana". Non vi è altro modo per determinare cosa sia effettivamente disadattivo! Disadattivo rispetto a cosa? "Malato" rispetto a quale definizione di salute?

Allora, come teorico, dovresti iniziare a guardare a differenti società e culture, nel tentativo di comprendere come esseri umani in differenti tempi e luoghi hanno dato una definizione di "salute" o "normalità" o ancora di "realtà". Questo ti porta molto velocemente all'antropologia, lo studio dello sviluppo della specie umana su larga scala.

Così, torni indietro nella storia e nella preistoria, cercando di capirci qualcosa e cercando di trovare cosa significhi essere "normale", perché altrimenti non hai modo di definire il termine "anormale" o "malato"; perciò -- se sei onesto -- non hai proprio nulla da raccomandare veramente ai tuoi pazienti. Come puoi curarli se non riesci neanche a dare una definizione di "salute"?

Ma -- io odio divulgare il segreto intimo dell'antropologia, non vi sono risposte nell'antropologia. Tutto ciò che puoi trovarvi è che gli esseri umani sono comparsi, diciamo, circa 400.000 anni fa. Successivamente, una sconcertante varietà di culture e società inizia a fiorire, e migliaia di differenti norme, regole, credenze, pratiche, idee, arti e tutto ciò che si può immaginare semplicemente esplode sulla scena.

Perciò molto presto ti rendi conto di non poter neanche iniziare a capirci qualcosa senza avere qualche sorta di categoria mentale che ti aiuti a ordinare, classificare e organizzare tutto questo disordine differenziato. Cos'è utile e cosa inutile? Cos'è buono e cosa cattivo? cosa merita e cosa non merita? Cos'è vero e cosa falso? Quindi, all'improvviso, diventi un filosofo.

Oh no! Non puoi neanche iniziare a capire qualcosa della condizione umana senza dover investigare a fondo le questioni filosofiche. Perfino quelli che rifiutano del tutto l'importanza o la validità della filosofia adducono motivazioni filosofiche per il loro rifiuto! In altre parole, che ti piaccia o no, essere uomo equivale a essere filosofo e la tua unica scelta è essere un bravo o un cattivo filosofo.

Così, una volta che hai deciso che vuoi provare a essere un buon filosofo, di solito accade questo: se, come filosofo, ti consenti di decidere di avere alcune conclusioni vere -- sulla natura della realtà, la natura degli esseri umani, dello spirito, del bene, del vero e del bello -- allora ti rendi conto rapidamente che diventa assolutamente imperativo cercare di far sì che la società sia un luogo dove il maggior numero di persone siano libere di aspirare al buono, al vero e al bello. Questo imperativo categorico tormenterà la tua anima con la sua implacabile richiesta morale.

Come ha fatto notare Foucault, una delle molte cose grandi di Kant è stata che egli fu il primo filosofo moderno a farsi la domanda cruciale, Cosa significa per una società l'essere illuminati (nel saggio di Kant, "Cos'è l'Illuminismo?")? In altre parole, non solo "illuminazione" per te e per me, ma per tutta la società! O Karl Marx: i filosofi del passato hanno cercato semplicemente di comprendere la realtà, laddove il vero compito è cambiarla. Essere socialmente impegnati! Così, come filosofo moderno, ti ritrovi all'improvviso nel vasto campo della teoria politica. Ti accorgi che i Bodhisattva dovranno diventare politici, per bizzarro che questo possa sembrarti all'inizio.

E questo sta succedendo alla psicologia transpersonale?

Sì, la psicologia transpersonale ha attraversato tutte queste fasi. Ha iniziato con Abraham Maslow, Anthony Sutich e un piccolo numero di quelli che erano, per la maggior parte, psicologi abilitati alla professione. Da queste robuste e solide fondamenta, si è diramata in numerose branche, come hanno rilevato Roger Walsh e Frances Vaughan (in Paths beyond Ego): sociologia transpersonale, antropologia transpersonale, ecologia transpersonale, etica transpersonale, lavoro transpersonale, filosofia transpersonale, politica transpersonale, trasformazione transpersonale (come nella monumentale opera di Michael Murphy The Future of the Body) -- per nominarne solo alcune. E ci si riferisce a tutti questi, l'ha fatto utilmente rilevare Michael Washburn, come a degli studi transpersonali.

E questo è molto, molto emozionante. Per analogia, ricorda che la psicoanalisi ebbe un forte impatto anche in campi che erano al di fuori della psicologia: nella letteratura, nella teoria letteraria, nella teoria politica e nell'oratoria (l'influentissima scuola di Teoria Critica di Francoforte -- Horkheimer, Adorno, Erich Fromm, Herbert Marcuse, Jürgen Habermas -- fu un tentativo esplicito di integrare le idee di Marx e Freud), nell'arte e nella teoria dell'arte e perfino nella pratica artistica (i Surrealisti, ad esempio), nell'educazione e nella teoria e pratica dell'educazione. Siccome la psicoanalisi era di fatto legata ad alcune verità molto importanti (anche se limitate), essa dimostrò sé stessa uscendo del tutto fuori dai ristretti confini della psicologia e avendo uno straordinario impatto in altri campi.

E penso che ora stia accadendo qualcosa di simile con gli studi transpersonali, forse non in modo così diffuso, ma almeno quasi simile. Il loro effetto si sta spostando rapidamente oltre il campo della psicologia. Molti di noi hanno lavorato in questo campo più esteso degli studi transpersonali e il mio lavoro più recente è in questa linea.

Come vorresti caratterizzare il tuo lavoro? Come vorresti caratterizzare il tuo particolare approccio al transpersonale?

Bene, il mio approccio è già passato attraverso questo modello di base, dalla psicologia alla sociologia e all'antropologia, alla filosofia, alla teoria politica. Lo puoi vedere nei miei libri: The Spectrum of Consciousness, No Boundary e The Atman Project sono stati i miei primi tre libri e sono chiaramente libri di psicologia, nel senso più ampio. Poi, Up from Eden e A Sociable God, che trattano di antropologia e sociologia. Successivamente, Eye to Eye, un'opera molto filosofica. Infine, i miei lavori più recenti che sono, beh, è difficile descriverlo, poiché trattano un po' di tutto.

Tutto?

Beh, ora sono occupato nella stesura di una serie di tre volumi detta Kosmos, che cerca di rivolgersi a tutti i principali campi della conoscenza umana. Il primo volume è stato pubblicato ora in inglese con il titolo Sex, Ecology, Spirituality: the Spirit of Evolution. È un'opera molto vasta (più di 800 pagine), quindi con scarse possibilità di venire tradotta, ma una versione più accessibile -- dal titolo A Brief History of Everything -- sta per essere tradotta nelle lingue olandese, tedesca, francese, italiana e altre lingue europee, così potrai vedere di cosa mi sto occupando.

Ma "tutto" significa veramente tutto?

Ecco a cosa ci troviamo di fronte: se l'orientamento transpersonale ha una qualche validità, dovrebbe poter essere applicato letteralmente a ogni aspetto dell'impegno umano. Dovrebbe avere qualcosa di interessante da dire su tutto, dalla fisica alla psicologia, dalla filosofia alla politica, dalla cosmologia alla coscienza. Ma senza farne un eclettismo o un'accozzaglia di osservazioni scollegate. Ci deve essere una qualche coerenza interna e capacità integrativa. L'orientamento transpersonale deve poter unire tra loro un gran numero di discipline in una visione abbastanza completa, coerente, plausibile, credibile.

Ora, ovviamente, ne resta da vedere la fattibilità. Potrebbe semplicemente essere irrealizzabile, per molte ragioni. Ma "i pazzi corrono dove gli angeli hanno paura di camminare" e questo pazzo lo ha fatto. Questo è ciò che la trilogia del Kosmos cerca di realizzare -- integrare un numero esauriente di discipline della conoscenza. Che ci riesca o no -- beh, questo è senza dubbio da vedersi. Però penso che almeno aiuterà le persone a innalzare le loro visioni verso una scala più globale e inclusiva.

I tuoi punti di vista si sono evoluti durante il tempo? Cosa è rimasto? Cos'è stato scartato?

Sì, certamente, i miei punti di vista si sono evoluti, spero lungo le linee della meravigliosa citazione di Erich Jantsch: "L'evoluzione è auto-sviluppo attraverso l'auto-trascendenza". Spero di essermi sviluppato e prego di essermi trasceso. In altre parole, evoluto.

Ma, devo dire, probabilmente sono la persona che ha avuto più fortuna con le sue passate pubblicazioni, nel senso che mi sento ancora abbastanza a mio agio con quasi tutto quello che ho scritto. Ho allargato moltissimo il campo dei miei scritti, ma i primi lavori sono ancora molto solidi, credo.

Questa è una cosa che ho scoperto recentemente poiché, per una serie di curiose coincidenze, tre dei miei primi libri stanno per essere pubblicati in nuove edizioni in inglese e mi sono ritrovato, nel giro di una settimana, a scrivere tre Prefazioni. Solitamente quando un autore scrive una Prefazione a un lavoro scritto dieci o vent'anni prima, essa spiega i motivi per cui l'autore non crede più a quel libro: "Oh, ho cambiato idea, è stato un primo tentativo interessante, altri possono imparare dai miei errori, ora ho cambiato il mio punto di vista" -- e così via. Sono stato felice nel constatare che posso ancora raccomandare sinceramente i miei primi libri. (NOTA)

Perciò ho "trasceso e incluso" il mio stesso lavoro. Ho conservato quasi tutti i miei primi concetti importanti. Nel momento in cui scrissi quei primi libri credevo assolutamente nella verità delle idee fondamentali in essi contenute: e credo che, con qualche piccolo aggiustamento, esse siano ancora vere (dopotutto, riflettevano la filosofia perenne, perciò non ho molto da rivendicare da parte mia). Ma ho davvero allargato la sfera del mio lavoro. Sto cercando -- cercando, in qualche modo -- di portare l'orientamento transpersonale a relazionarsi con tutti i campi della conoscenza umana. Vorrei sperare che il mio lavoro sia l'esempio di un'autentica "filosofia del mondo", in quanto onori e comprenda Oriente e Occidente, Nord e Sud. Ma questo, senz'altro, lo lascio decidere agli altri.

Il tuo lavoro si è scontrato con qualche critica sostanziale -- all'interno del campo transpersonale?

Sì, certamente. Queste critiche sono importanti, penso, e le prendo molto sul serio. Nello stesso tempo, dovrei dire che penso la mia posizione abbia più evidenza, ovvero che abbia quella che Habermas chiama "la forza spontanea del migliore argomento". Ma, ovviamente, anche questo lascio deciderlo agli altri.

Sembra che i principali approcci alternativi al tuo siano quelli di Grof e Washburn. Ambedue hanno una visione regressiva dello spirito: dobbiamo ritornare a ciò che abbiamo perso (nel nostro percorso anagrafico). Qualche commento in merito?

Rispetto molto Stan Grof. È un uomo semplicemente straordinario e sono felice di poterlo chiamare amico. Sono rimasto sempre impressionato dai suoi scritti e li ho sempre consigliati vivamente. Del lavoro di Michael Washburn, nonostante la vivacità del nostro dibattito, sono stato un estimatore fin dal principio. Infatti, quando ero Editore Capo del ReVision Journal, lottai molto duramente per far pubblicare il suo lavoro. Anche se spesso erano in disaccordo con le mie, ho sempre trovato che le sue idee fossero articolate in modo chiaro ed efficace. Sono sempre stato un promotore della pubblicazione dei suoi lavori, perché desidero che le persone possano vedere concezioni alternative e farsi la propria idea.

Comunque tu pensi che nei loro approcci ci sia qualche inesattezza.

Sì, senz'altro penso che i loro approcci siano un po' limitati, soprattutto nelle linee che tu stesso suggerisci: in fin dei conti, sono regressivi. Dobbiamo menzionare qui due punti importanti.

Innanzitutto, non sto affatto negando che i primi stadi dello sviluppo possano essere repressi, oppressi, distorti, alienati e che la "salute psicologica" perciò richieda che noi prendiamo contatto con gli aspetti repressi o alienati del nostro essere. Dai tempi di Freud, la modernità ha accettato del tutto questa nozione e anch'io l'accetto.

Il problema è che non possiamo definire lo sviluppo in termini di repressione. Infatti, se lo sviluppo umano fosse guidato dalla repressione, non vi sarebbe assolutamente alcuna ragione perché esso debba progredire. Se calpesti una pianta, essa smette di crescere, punto. Anche se a fatica, continua a crescere ed è proprio questo il punto: che continua a crescere.

In altre parole, il primo e più importante principio è quello della crescita, o auto-realizzazione, o sviluppo, o evoluzione. Questo è primario. Poi, senza dubbio, lungo il corso di quella crescita ed evoluzione, alcune capacità e potenziali possono essere repressi. Ma questo non è il meccanismo dello sviluppo, è qualcosa che non va per il verso giusto nello sviluppo. In particolare, Washburn fraintende questa semplicissima nozione.

Per quanto riguarda Stan, lui è molto più attento e sofisticato, non direbbe mai che lo spirito è semplicemente un richiamare alla memoria qualcosa che si è perso nell'arco della vita. Ma, vedi, molte volte sembra invece affermarlo. Lo capisco dai suoi scritti e dal modo in cui hai formulato la tua domanda, mi sembra che anche tu pensi la stessa cosa. Se è così, suggeriamogli insieme di sviscerare meglio questa questione.

Ha qualche significato la nozione di "perdita dello spirito"? E quella del "ritorno allo spirito" degli esseri umani?

Oh, naturalmente. Certamente. Ma non è qualcosa che si è perso a uno, due o tre anni. Tutte le tradizioni della saggezza parlano della creazione dell'universo come di una "provenienza" dallo Spirito o Divinità o Geist -- o il termine che preferisci. Questa "provenienza" o "svuotamento" (ad esempio, l'Abfall, di Hegel o la kenosis dei mistici cristiani -- vi sono così tanti esempi!) non è "cattiva" in sé -- piuttosto, essa è sovrabbondanza di Spirito, pienezza di Spirito, modo dello Spirito e modalità della creazione. Ma noi umani -- per nostro stesso errore -- veniamo così intensamente catturati nella manifestazione fenomenica che la prendiamo per vera. Crediamo nei fenomeni, non nei noumeni. Per questo soffriamo. Perciò veniamo introdotti nella matematica del dolore e nel meccanismo di tortura chiamato "sé".

Ma quella "caduta" non avviene durante il processo della nascita biologica, o durante il primo anno di vita. Accade con il Big Bang, il samsara entra nell'esistenza, come espressione meravigliosa della gioiosa creazione dello Spirito, ma una creazione attraverso la quale si deve scorgere, in maniera trasparente, la sua origine. E il neonato non è nel modo più assoluto consapevole della Sorgente. Questa è una nozione terribilmente confusa.

Piuttosto, il neonato deve crescere e svilupparsi -- proprio come il resto dell'evoluzione -- da pre-personale a personale a trans-personale, da subconscio ad auto-conscio, a superconscio, da istinto a io a spirito -- e questo per riscoprire la sua identità suprema. Ma, come vedi, questo non ha nulla a che fare con la nascita da una madre biologica.

Un articolo recente su di te apparso nella rivista americana New Age affermava: "Per quanto caldo e comprensivo possa essere nel livello personale, Wilber è un guerriero samurai che non fa prigionieri". Qualche commento?

Tutti noi del campo transpersonale -- non occorre che lo dica -- siamo considerati dai teorici convenzionali come totalmente eccentrici, stravaganti, pazzi. Siamo considerati come i frenologi dell'universo. Ben intenzionati, ma completamente matti.

Così ho cercato di essere, nei miei scritti, molto critico, discriminante, acuto, intenso. Se lo vuoi chiamare "samurai" o "guerriero" è un problema tuo. Non me ne importa nulla. Ma il punto è che puoi presentare davvero un punto di vista molto mistico e transpersonale che non sia affatto bizzarro. Kierkegaard fece notare che la verità viene rivelata solo se ci si butta a capofitto -- non fare prigionieri! -- e io appartengo a questa tradizione.

Mi rammarico, comunque, del fatto che alcune persone siano disturbate da questo stile e approccio appassionati. A livello emotivo, non mi trovo molto a mio agio con le questioni che implicano un confronto -- vorrei veramente che tutti si trovassero bene con tutti. Ma, ahimé, la ricerca della verità produce nemici. Che le mie opinioni siano completamente sbagliate oppure giuste, in ogni caso produce nemici e questo ho dovuto imparare ad accettarlo.

La cosa divertente è quando la New Age ha usato quella frase -- "un guerriero Samurai" -- in effetti quasi tutti nei circoli transpersonali americani sono in favore dell' "essere guerriero". Sono stati scritti moltissimi libri su questo argomento -- tutti in America vogliono essere "guerrieri"; tutti vogliono elogiare il guerriero, applaudire al guerriero. Ma quasi nessuno, così sembra, ne vuole veramente incontrare uno. Quando capita loro, ne sono quasi disturbati.

Sono veramente un guerriero? Non ne ho idea. Certamente non lo penso di me. Sono spiacente, ma dovrai deciderlo da solo. Penso di essere impegnato appassionatamente nella causa transpersonale e, per il mio intenso impegno, a volte sono costretto ad attaccare. Vorrei che così non fosse.

Quali progetti stai portando avanti in questo momento? E come prevedi che sarà la tua carriera di scrittore nel futuro?

Attualmente sono impegnato con la trilogia del Kosmos cui ho accennato e con il suo compendio, A Brief History of Everything. E, per strano che possa sembrare, ho pensato molto all'idea di scrivere romanzi. Perché?

Beh, innanzitutto nei romanzi non ci sono le note a piè di pagina. A volte ti senti veramente stanco di dover dimostrare ogni frase che scrivi. Penso di aver diritto -- dopo aver scritto una dozzina di libri -- di suggerire semplicemente un mondo senza doverlo necessariamente dimostrare!

Inoltre, la narrativa è una forma di comunicazione estremamente efficace. Ad esempio, libri di semplice "fiction" come La capanna dello zio Tom di Harriet Beecher Stowe, che quasi da solo ha posto fine alla schiavitù negli Stati Uniti. Oppure, l'Emile di Rousseau, I dolori del giovane Werther di Goethe, I Buddenbrook di Thomas Mann. Il movimento mondiale per l'ambiente fu quasi del tutto avviato grazie al libro di Rachel Carson, Primavera silenziosa -- non è proprio un romanzo, ma si legge come se lo fosse e pone veramente in rilievo la forza della narrativa. Lo stesso Freud ricevette un solo premio importante nella sua vita, il premio Goethe per la letteratura!

E penso non sia per nulla sorprendente che uno dei politici più rispettati di oggi (e uno dei miei eroi), Vaclav Havel, sia essenzialmente un uomo di lettere. Questo è buono. È una forma molto nobile di comunicazione e mi sta interessando.

Qualcos'altro da aggiungere?

Vorrei vivere ad Amsterdam. Lo dico sul serio. L'America non ha una grande tradizione nel lavoro trascendentale, William James, Ralph Waldo Emerson, Josiah Royce, e null'altro. Per il resto, gli americani sono dei grandi pragmatisti, il che è molto scoraggiante. E quando si interessano a "cose transpersonali" lo fanno quasi sempre in modo folle e regressivo.

Ma vorrei anche suggerire a tutti noi che ricordiamo l'importanza della pratica transpersonale. La nostra pratica può essere la meditazione, lo yoga, la contemplazione, la ricerca della visione, il satsang, il lavoro spirituale, o qualsiasi altro lavoro fatto con equanimità.

Ma veramente, dobbiamo praticare. Non molta gente capisce che il concetto estremamente autorevole di "paradigma" di Thomas Kuhn non significa una nuova idea concettuale; significa una nuova pratica, che Kuhn rinominò "modello". E la pratica, il paradigma, il modello degli studi transpersonali è: meditazione o contemplazione, non importa che nome gli diamo.

Perciò, per favore, praticate! Sia questa la vostra guida. E credo che, se la vostra pratica maturerà, troverete che lo Spirito vi raggiungerà e benedirà ogni vostra parola e azione e sarete portati quasi oltre di voi; il Divino risplenderà con la luce di migliaia di soli e vi sarà data gloria su gloria e in ogni cammino sarete a casa. Allora, nonostante tutte le vostre giustificazioni e obiezioni, troverete l'impegno di comunicare la vostra visione. E proprio a causa di questo, tu e io ci incontreremo. Questo sarà il vero ritorno dello Spirito a sé.

Tu e io ci incontreremo e nel dialogo, nel mutuo riconoscimento, nell'amicizia e nel rispetto reciproco -- presto anche nel nostro reciproco amore! -- incarneremo il vero Spirito del Kosmos e onoreremo con forza quella visione. Con le parole del sublime Ralph Waldo Emerson: "Il cuore comune di ogni sincera conversazione è l'adorazione". E con quelle dello stupendo Holderlin: "... sorrideremo tranquillamente, percepiremo attraverso i sensi il nostro Dio nel mezzo di un'intima conversazione, nell'unico canto delle nostre anime".

Nell'unico canto delle nostre anime.

Ti ringrazio per l'intervista.


Frank Visser è membro del comitato editoriale di Panta, la rivista della sezione olandese dell'ITA. Questa intervista è apparsa nel numero della primavera del 1996 di Panta. Appare anche nel numero della primavera del 1997 di Eurotas, la rivista dell'ITA europeo.

NOTA: Dopo quest'intervista, avvenuta nell'estate del 1995, Wilber ha raccolto in un libro, The Eye of Spirit, dei saggi teoretici, in cui tratta in parte delle sue divergenze da Grof, Washburn e altre autorità del campo transpersonale e analizza il suo sviluppo intellettuale suddividendolo in quattro fasi, che ha nominato da Wilber-I a Wilber-IV. Intorno al 1979 ha attraversato una crisi intellettuale e ha rifiutato la visione più o meno romantico-junghiana dei suoi primi due libri, The Spectrum of Consciousness e No Boundary, come non più plausibile. Ha riadattato il suo modello spettrale della coscienza, nel senso che i suoi estremi erano non più il personale (ombra) e il transpersonale (Mente), ma il prepersonale (corpo) e il transpersonale (spirito). La dimensione personale occupa ora la zona intermedia e la dimensione prepersonale viene riconosciuta per quello che è. Nei primi libri, questo non era stato compreso correttamente. Nell'inter vista Wilber sembra trascurare questo fatto (FV).